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Petra aveva commesso l'errore di legarsi sentimentalmente a un collega e ora lavorava e viveva da sola. L'oggetto delle sue tenerezze era un personaggio singolare, un taciturno detective di nome Eric Stahl con un passato nei servizi speciali dell'esercito. La prima volta che Petra aveva visto il suo abito scuro, la carnagione pallida e gli inespressivi occhi scuri, aveva pensato a un becchino.

Lo aveva preso istintivamente in antipatia ed era sembrato che lui la ricambiasse. Poi la situazione si era evoluta. Si erano ritrovati a lavorare assieme al caso Cuore freddo, in collaborazione con Milo Sturgis di West L. L'epilogo di quell'inchiesta non era stato dei più semplici: Eric aveva subito ferite abbastanza gravi da rischiare la vita.

Aveva avuto una famiglia, una moglie e due figli, ma aveva perso tutto. Heather, Danny e Dawn. Un lutto crudele. Aveva lasciato il suo incarico ai servizi speciali, aveva passato un anno imbottito di antidepressivi, poi aveva presentato domanda per entrare in polizia, dove, grazie a qualche conoscenza, aveva ottenuto il posto di detective di prima classe alla Hollywood Division. Schoelkopf lo aveva accoppiato a Petra. Quello che il capitano sapeva del suo passato, lo aveva tenuto per sé.

All'oscuro di tutto, Petra aveva cercato di entrare in confidenza, ma di fronte a un partner con tutto il calore di una piastrella di ceramica, aveva dovuto arrendersi. Allora avevano cominciato a dividersi i compiti, riducendo al minimo il tempo da trascorrere assieme.

Lunghi appostamenti, freddi e silenziosi. Poi c'era stata la sera del terrore. Ancora oggi Petra si domandava se Eric non avesse tentato il suicidio facendosi accoltellare di proposito. Non ne aveva mai discusso con lui. Non ce n'era motivo. Non era stata la sola donna della sua vita.

Durante l'indagine Cuore freddo, Eric aveva conosciuto una ballerina esotica, una falsa bionda con un corpo perfetto di nome Kyra Montego, alias Kathy Magary. Al pronto soccorso c'era anche lei, infilata in uno straccetto di un paio di taglie troppo piccolo, a soffiarsi il naso e a esaminarsi le unghie, incapace di leggere anche la più insulsa delle riviste per la troppa ansia o, a voler dar credito ai sospetti di Petra, per una patologica carenza di concentrazione.

Petra aveva resistito più della bambola e quando Eric si era svegliato, c'era lei a tenerlo per la mano, c'erano i suoi occhi a guardare in quelli pesti di lui. Nei mesi della convalescenza, Kyra si era ripresentata sovente al bungalow in affitto di Eric a Studio City, portandogli minestre precotte con cucchiai di plastica.

Offrendogli anche tette di plastica e frullio di ciglia e Dio solo sapeva che cos'altro. Dal canto suo, Petra aveva cucinato per lui.

Cresciuta in Arizona con cinque fratelli e un padre vedovo, aveva imparato a cavarsela piuttosto bene in cucina. Nel breve tempo del suo matrimonio, si era dilettata di culinaria. In seguito, da single nottambula, raramente si prendeva il disturbo di accendere il forno.

Ma far guarire Eric a suon di leccornie casalinghe le era sembrato assolutamente indispensabile. Alla fine la bambola era scomparsa dalla scena nella quale Petra si era installata in via definitiva. I loro rapporti erano passati dalla reticenza a imbarazzate confessioni, all'amicizia, all'intimità. Quando finalmente avevano fatto l'amore, lui vi si era abbandonato come un animale in astinenza.

Quando la loro sessualità si era stabilizzata, Petra aveva trovato in lui il miglior amante che avesse conosciuto, tenero quando lei ne aveva bisogno, debitamente atletico quando le circostanze lo richiedevano.

Si erano separati sul lavoro e avevano continuato a frequentarsi come amanti. Vivendo ciascuno a casa propria, Eric nel bungalow, Petra nel suo appartamento di Detroit. Poi c'era stato l'11 settembre e il dipartimento si era ricordato dei trascorsi di Eric ai servizi speciali. Trasferito dalla squadra Omicidi alla nuova squadra per la Sicurezza Nazionale, era stato spedito all'estero per un corso di addestramento in operazioni di antiterrorismo. Attualmente si trovava in Israele a imparare a redigere i profili psicologici dei kamikaze e altre cose di cui non poteva parlarle.

Le telefonava quando poteva, ogni tanto le mandava una e-mail, ma non poteva ricevere messaggi per posta elettronica. L'ultima volta che lo aveva sentito era stata la settimana scorsa. Due giorni dopo era arrivata una cartolina con un'immagine della Cittadella. E un saluto nella scrittura precisa e inclinata in avanti di Eric. Ti penso, qui tutto bene. A lavorare per conto proprio si trovava bene, ma sapeva che era solo questione di tempo prima che le fosse assegnato un nuovo partner.

Dopo aver chiuso Yoshimura e Kashigian, si era presa un paio di giorni di libertà, prevedendo un breve periodo di inattività. Invece le piovvero addosso un bagno di sangue e Isaac Gomez.

Costringendosi ad alzarsi alle dieci e ad approfittare della luce diurna per copiare un Georgia O'Keeffe che amava da sempre. Non fiori o teschi; una grigia e verticale veduta newyorkese del periodo giovanile della pittrice. Genialità pura, impossibile sperare di ricatturarla, ma l'applicazione a quell'impresa disperata le avrebbe fatto bene. Erano mesi che non impugnava un pennello e l'inizio fu stentato.

Ma alle due del pomeriggio era lanciata e, a suo giudizio, se la stava anche cavando egregiamente. Alcuni giovani uccisi davanti al Paradiso. Un concerto hip-hop, un litigio nel parcheggio, la canna di un'arma da fuoco che era spuntata dal finestrino di un'automobile. Quattro morti. Quattro sagome, diversamente orientate, sotto il cielo blu-nero di Hollywood.

La brezza aveva spostato l'orlo di uno dei teli, da cui spuntava una scarpa sportiva. Rosa, piccola. Le lampade ad alta intensità facevano brillare il pavimento del parcheggio. Un centinaio di ragazzi, alcuni dei quali sembravano troppo giovani per essere fuori a quell'ora, erano stati divisi in gruppi e venivano sorvegliati a vista da alcuni agenti in divisa.

Cinque gruppi, tutti possibili testimoni. Il Paradiso, un'ex sala cinematografica trasformata in chiesa evangelica prima e in sala da concerto poi, ne poteva contenere più di un migliaio. Quelli erano i pochi eletti. Ora che era arrivata anche lei, c'erano cinque detective per cinque gruppi. MacDonald Dilbeck era un detective di terza classe con più di trent'anni di esperienza sulle spalle e in questo caso sarebbe stato lui a dirigere le operazioni.

Petra si diresse da quella parte. Un ex marine con i capelli grigi gommati e un abito grigio non meno lucido, Mac aveva sessantun anni. I risvolti sottili e arrotondati della giacca erano quelli di un capo d'abbigliamento da museo, ma lei sapeva che l'aveva comprato nuovo.

Alto poco più di un metro e settanta, muscoloso e tarchiato, Mac usava dopobarba Aqua Velva, portava al dito un anello del liceo con un rubino falso e una spilla da cravatta con le iniziali del dipartimento di polizia di Los Angeles.

Viveva nella Simi Valley e il suo mezzo di trasporto da borghese era una vecchia Caddy. Nei fine settimana girava a cavallo o su una Harley. Petra lo considerava più perspicace della maggior parte dei dottori e avvocati che aveva conosciuto. Gli occhi erano stanchi ma il portamento perfetto.

Quattro ragazzini. Le macchine se ne stavano andando, ma una ha fatto un'inversione ed è tornata indietro. Poi un braccio è sbucato dal finestrino e ha cominciato a sparare.

L'uomo della sicurezza era troppo lontano per vedere, ma ha sentito una decina di colpi. Quattro sono andati a segno, tutti fatali, sembrano di una nove millimetri. Che tipo di concerto era? Da quel che abbiamo sentito era un pubblico abbastanza tranquillo, un paio di espulsioni per eccesso di alcol ma niente di serio.

Bianchi, inoffensivi. Sono passati a prenderli i loro genitori. Non c'entrano niente con quello che è successo, Petra, ma che cosa c'è dietro questa mattanza lo sa solo Dio.

Includendo anche i nostri potenziali testimoni. Il massimo che siamo riusciti a cavarci è una descrizione abbastanza concordante della macchina del killer. Piccola, nera o blu scuro o grigio scuro, con tutta probabilità una Honda o una Toyota, con cerchioni cromati. Non una sola cifra della targa. Quando sono partiti i primi colpi, tutti hanno pensato bene di buttarsi per terra o di darsela a gambe.

Il segnalatore ufficiale è un buttafuori. La quarta non aveva documenti. Una bella porcata, vero? Forse farei veramente bene ad appendere il distintivo al chiodo. Paul Allan Montalvo, a due settimane dal sedicesimo compleanno. Grassoccio, faccia rotonda, camicia a scacchi, pantaloni della tuta neri.

Pelle olivastra liscia, dove non era lacerata da un colpo d'arma da fuoco sotto l'occhio destro. Altri due fori nelle gambe. Wanda Leticia Duarte, diciassette anni. Splendida, carnagione chiarissima, lunghi capelli neri, anelli a otto dita, cinque piercing alle orecchie. Tre colpi al petto.

Lato sinistro, bingo. Kennerly Scott Dalkin, quindici anni, ma ne dimostrava piuttosto dodici. Carnagione chiara, lentiggini, testa rasata color stucco. Giacca di pelle nera e un teschio appeso a un laccio di cuoio intorno al collo, forato da un proiettile.

Dall'abbigliamento e dalle Doc Martens consumate si capiva che intendeva atteggiarsi a duro. Con scarsi risultati. Un biglietto da visita nel portafogli lo qualificava come membro dell'élite dei primi della classe al liceo Birmingham.

La ragazza non identificata era probabilmente latino-americana. Statura bassa, petto sviluppato, con capelli ricci dalle punte color ruggine che le arrivavano alle spalle. Top bianco attillato, jeans neri attillati. Scarpe da tennis rosa, una delle quali Petra aveva scorto poco prima, numero Un altro colpo alla testa, il foro frastagliato era appena davanti all'orecchio destro.

Altri quattro colpi al busto. Le avevano rovesciato all'infuori le tasche dei jeans. Chewing gum, fazzoletti di carta, venti dollari in contanti, due confezioni di preservativi. Sesso sicuro. Diciotto non-so-niente. Il risultato che ottenne fu diciotto sguardi inespressivi.

Insistendo ebbe in cambio qualche lenta scrollata di testa. Forse in parte era lo choc, ma Petra aveva la sensazione di annoiarli. Lui compresse le labbra e fece segno di no con il capo. Bonnie Ramirez e Sandra Leon, sedici anni entrambe. Vestivano pressappoco alla stessa maniera, top stretto, calzoni a vita bassa e stivali con i tacchi alti, ma non si conoscevano. Il top di Bonnie era nero, un tessuto di basso costo imitazione crèpe, e la sua faccia era ricoperta da un dito di fondotinta con cui nascondere le asperità dell'acne.

Capelli castani, crespi, intrecciati in una complicata acconciatura che doveva esserle costata probabilmente ore di lavoro ma che riusciva a dare un'impressione di naturalezza. Non smise di torcersi le mani mentre Petra tornava sull'importanza di essere franchi e onesti. Inglese fluente, con quell'accento musicale dell'East L. Devo andare, davvero. George ha detto che se non torno a casa all'ora giusta, se ne va via e certe volte Rocky si sveglia in piena notte e io non voglio che si metta a piangere di paura.

Jorge junior.

Procedura “classica”

Io lo chiamo Rocky perché voglio che sia diverso da Georg; non mi piace come si comporta quello. Spalla liscia, ora increspata dalla pelle d'oca. Aveva smesso di battere il piede, passando invece a stringersi le braccia intorno al corpo facendo sobbalzare i seni morbidi e liberi dentro la camicetta.

La pelle scura contrastava con l'enorme massa di capelli biondo platino. Rossetto carminio, un neo finto applicato sopra il labbro. Ornata da un notevole quantitativo di bigiotteria. Pianelle di Strass ai piedi. Una parodia del concetto di sexy: sedici anni verso i trenta. I suoi occhi scivolarono in direzione delle vittime. Delle scarpette rosa. Sandra Leon guardava dappertutto meno che lei.

I suoi erano opachi. Ostilità improvvisa. I capelli biondo platino si spostarono. Una parrucca. Erano opachi perché le sclerotiche erano ingiallite.

Avevo dei capelli fantastici. Dicono che mi ricresceranno ma forse mentono. Nessuna delle vittime era affiliata a qualche gang, tutti erano considerati dei bravi ragazzi. Nessuno dei parenti aveva precedenti penali, nessuno aveva niente di interessante da raccontare. La ragazza con le scarpe rosa rimase priva di un nome e un cognome, un fatto che Petra considerava un insuccesso personale. Si era offerta di occuparsene e non aveva cavato un ragno dal buco.

Un solo fatto interessante era emerso dall'autopsia: di recente la ragazza si era sottoposta a un intervento abortivo. Petra chiese a Mac Dilbeck il permesso di rivolgersi ai media. Tre emittenti mostrarono l'identikit della ragazza durante i notiziari serali. Giunsero alcune telefonate, niente di serio. Tutt'altro: prodotte a Macao per Kmart, per un anno erano state importate negli Stati Uniti in ingenti quantitativi.

L'intenzione era di affrontare la poverina con il massimo di delicatezza, Dio solo sapeva che prezzo aveva pagato alla sua leucemia. Lui stesso avrebbe continuato a dirigere l'operazione con l'assistenza di Luc Montoya e Petra.

Mac raccolse le sue carte senza alzare gli occhi. Nessuno ne ha segnalato la scomparsa. Nel senso di e-se non ci fosse nessun movente? Solo un branco di ragazzacci che avevano voglia di accoppare un po' di gente?

Come Scaricare Un file da Calameo Ultimo

Isaac Gomez. Di nuovo. Era fermo a pochi passi da lei, vestito come al solito in camicia azzurra con il colletto abbottonato, calzoni nocciola ben stirati e mocassini ai piedi. Scriminatura nei capelli neri, compatti e lisci come quelli di un corista. Faccia dalla pelle scura perfettamente sbarbata. Stringeva al petto un mazzo di vecchi fascicoli. Naturalmente lo stava facendo. Naturalmente lei gli sorrise. Tutte le volte che vedeva Isaac, Petra pensava a un niño cresciuto.

Capelli dritti come setole; pelle color noce moscata; grandi occhi liquidi a mandorla; chiari indizi di sangue indio negli zigomi alti e nel naso affilato. Isaac era poco sotto il metro e ottanta di statura, sui settanta chili di peso, con spalle squadrate, polsi ossuti, e una camminata tanto sicura quanto pencolante.

Anagraficamente aveva ventidue anni. Gli mancava un anno per la specializzazione. Solo Dio sapeva quanti anni aveva intellettualmente. Ma appena la conversazione si allontanava da fatti e cifre, precipitava nel pantano di un'imbarazzata adolescenza. Petra era sicura che fosse vergine. Niente a che vedere con la serenità, tutto a che vedere con l'ansia.

Più di una volta, quand'erano insieme, aveva scorto un gonfiore nella zona dell'inguine. Le orecchie rosse, il rapido spostamento di un libro di testo a nascondere il grembo.

Quando capitava, lei fingeva di non accorgersi. Niente sorrisi quella sera. Era teso. Le venti e quattordici. La sala operativa era quasi deserta, i detective di buonsenso erano tornati a casa. Lei era rimasta a giocare con il computer, entrando nei database delle persone scomparse, ancora alla caccia della ragazza con le scarpe rosa.

Che cosa fai qui a quest'ora? C'era una certa animazione nei suoi occhi. So che sta lavorando al caso Paradiso e in circostanze normali non mi intrometterei. Mi intrometto fin troppo spesso, vero? La verità era che fare da baby sitter a Testina d'Uovo diventava un'autentica rogna quando la situazione si faceva incandescente. Con forza. Come per svuotarla da informazioni estranee. Il punto essenziale è che stavo cercando nuovi sistemi per organizzare i miei dati ed è emerso come per incanto un aspetto che ho pensato che dovesse vedere.

Prese fiato. Per quel che posso stabilire, è un dato concreto, detective Connor. Petra rimase immobile davanti a lui. Prese a parlare sottovoce, quasi bisbigliando. Cervello d'assalto. Iperintelligente o no, quel ragazzo era un dilettante, la sua ipotesi non poteva avere fondamento.

Erano entrambi chirurghi ultrasessantenni, lui specializzato in interventi al torace, lei oftalmologa. Entrambi erano perfezionisti senza grilli per la testa, ma cordiali e generosi quando non erano insidiati da preoccupazioni professionali.

Erano uniti da un af- fetto profondo e avevano cresciuto tre figli, tutti attualmente a diversi livelli di tirocinio medico. In gennaio si trasferivano per una settimana a Cabo San Lucas e in maggio si recavano sempre a Parigi con un volo dell'Air France, prima classe, dove alloggiavano sempre nella stessa suite all'Hôtel Le Bristol, da cui uscivano per girare i ristoranti a tre stelle della guida Michelin. Quando erano in California, trascorrevano ogni terzo weekend nel loro appartamento a Palm Desert, a leggere romanzetti d'evasione e a consumare copiosi quantitativi di lozione protettiva solare.

Per sei giorni alla settimana, per dieci anni, Irma Gomez aveva preso l'autobus sotto lo stabile dove abitava in un appartamentino all'Union District e si presentava alle otto in punto del mattino alla villa dei Lattimore, dove entrava dalla porta della cucina e disattivava il sistema d'allarme. Cominciava a pulire la casa intera con gli interventi di riassetto più superficiale. Irma aveva accettato di buon grado la proposta.

Era una donna di poche parole, resa ancor più silenziosa per non essere stata capace di migliorare il suo inglese negli undici anni in cui era vissuta negli Stati Uniti. Lei e suo marito Isaiah avevano tre figli e, all'epoca in cui Irma aveva cominciato a lavorare per i Lattimore, Isaiah Junior aveva quattro anni, Isaac ne aveva due e Joel, un esuberante marmocchio iperattivo più di una scimmietta, era ancora un neonato. Aveva poi raggiunto L. Il pastore era un uomo buono. Quando non predicava, face- va il portinaio ed era stato lui a trovarle da lavorare nelle ore serali a fare pulizie negli uffici del centro.

La chiesa era la sua consolazione ed era stato in chiesa che aveva conosciuto Isaiah Gomez. I suoi modi pacati e gli stracci che indossava avevano fatto scattare in lei la molla della tenerezza.

Per guadagnarsi da vivere tingeva stoffe in uno stabilimento di East L. Si erano sposati e quando era rimasta incinta del piccolo Isaiah, Irma aveva capito che non avrebbe potuto continuare a lavorare di notte.

Procuratasi dei documenti falsi, si era iscritta nelle liste di un'agenzia per l'impiego. Il suo primo principale, un regista che abitava a Hollywood Hills, l'aveva terrorizzata con le sue crisi di collera, alcol e cocaina, cosicché Irma se ne era andata dopo una sola settimana. Dio era stato generoso con lei una seconda volta, quando l'aveva condotta sulla soglia di casa Lattimore.

Irma lavorava perlopiù in solitudine, cantando e canticchiando e suscitando echi nelle grandi stanze con i soffitti a volta. La conversazione ebbe luogo nella saletta della prima colazione. La dottoressa Marilyn leggeva il giornale sorseggiando un tè e asciugandosi ripetutamente il naso arrossato e colante.

Irma era in cucina a strofinare gli elementi del fornello. Una settimana di interventi chirurgici e mi prendo questo presuntuoso piccolo virus. E naturalmente anche dopo, quando avevo i bambini. Ma erano anni che non mi ammalavo e lo trovo assolutamente offensivo. Sono sicura che me l'abbia passato qualche paziente. Mi piacerebbe sapere chi, per poterlo ringraziare di persona. Ogni mattina, alle sei, percorreva tre chilometri a piedi e subito dopo faceva esercizi su un'ellittica. Nel nutrirsi era frugale, eccetto quando si trovava a Parigi.

Ma dimmi, tu stai bene, Irma? Se c'è qualcosa, parlane apertamente. Avevi quella stessa espressione prima che mettessimo in ordine i tuoi documenti. Poi ti è successo di nuovo, quand'eri preoccupata che non ti fosse concessa l'amnistia. C'è sicuramente qualcosa che non va. Aveva penetranti occhi castani. Smettila con quel muso e parla chiaro. Del resto quante volte hai a disposizione qualcuno con cui parlare, visto che io e il dottor S siamo sempre via.

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Il tuo è un lavoro di enorme isolamento, non è vero Non sta bene? Ed è molto sveglio. Come Isaac tornava sempre a casa da scuola piangendo di frustrazione e noia. Come avesse finito in due mesi tutti i compiti dell'ultima classe delle elementari e avesse preso in prestito quelli delle medie inferiori e persino qualcuno del ginnasio e avesse divorato anche quelli.

Irma era andata a scuola a cercare di risolvere la situazione da sola. Quando Irma aveva cercato di spiegare che suo figlio era ben oltre gli standard della sua classe, la direttrice l'aveva interrotta e informata che Isaac avrebbe dovuto accontentarsi di ripetere ogni cosa.

Su, su, asciugati gli occhi Tutto da solo? Non quanto sembra che lo sia Isaac, ma a scuola si annoiava sempre perché era più avanti di tutti i suoi compagni. Oh, ricordo bene certi battibecchi con lui Non sarebbe fantastico, Irma? Dammi il numero di quella direttrice che vado a parlarle io.

Ora dobbiamo trovare una soluzione. Sei preoccupata delle possibili ripercussioni, hai paura che un mio intervento possa ritorcesi su di te e la tua famiglia.

Ebbene, mia cara, ti assicuro che ti stai preoccupando per niente. La tua posizione è assolutamente legale. Quando abbiamo sistemato le tue carte, siamo stati estremamente attenti anche al più piccolo particolare.

Io no intelligente, Isaiah no intelligente, gli altri due no intelligenti. Lui sempre veloce, Isaac. Cammina veloce, parla veloce.

Gli altri due avevano quattordici, quindici È incredibile, anche John non ha parlato prima di un anno. In un modo o nell'altro verremo a capo di questo pasticcio. Il momento non poteva essere più opportuno.

Alcuni ex alunni progressisti avevano preso di mira la Burton per le sue politiche settariste ed elitariste e i piani per una maggiore eterogeneità nelle ammissioni erano rimasti sulla carta. Ma parlare di perfezione mi sembra un tantino eccessivo. Non vogliamo fargli pressione.

La cifra copriva la retta scolastica per un anno intero con l'aggiunta di un finanziamento per la ristrutturazione della palestra. Che sia religioso è un'ottima cosa Ehm, stiamo parlando di un ragazzo cattolico?

Genitori e figlio furono ricevuti dal dottor Melvyn Pogue, dal suo assistente, da Ralph Gottfried, presidente della commissione scolastica, e Mona Hornsby, amministratore capo.

Tutte persone sorridenti, rosee e invariabilmente sovrappeso. Parlarono velocemente e, quando i genitori gli sembrarono in difficoltà, Isaac tradusse per loro. I fratelli, che frequentavano felicemente ma con alterne fortune la scuola pubblica, trovarono tutto assai bizzarro: la divisa della Burton con quei buffi pantaloni blu con le pinces, la camicia bianca, la giacca color carta da zucchero e la cravatta a righe; la corsa quotidiana sullo stesso autobus che prendeva la mamà per andare al lavoro, le giornate intere passate con gli anglos; gli sport che praticava e che loro non avevano mai sentito, come hockey su prato, pallanuoto, squash Non c'era ragione di farli sentire svantaggiati.

In realtà era meglio che okay, era favolosa. Per la prima volta in vita sua veniva concesso alla sua mente di andare dove voleva. Sebbene la gran parte degli altri studenti lo considerassero una piccola curiosità dalla pelle scura, veniva lasciato spesso solo.

A lui piaceva stare da solo. L'odore di cuoio e carta dell'ufficio di Melvyn Pogue gli pervase la coscienza, fragrante come il latte di sua madre. Leggeva, o meglio divorava i libri, prendeva appunti che nessuno vedeva, restava a scuola ben oltre l'orario, in attesa, con una borsa piena di volumi, che Irma passasse a prenderlo per imbarcarsi con lui sull'autobus per il lungo viaggio di ritorno a casa.

Qualche volta mamà gli chiedeva che cosa stesse studiando. Di solito sonnecchiava sull'autobus, mentre Isaac leggeva, studiando cose strane e meravigliose, altri mondi, altri universi. A dodici anni si era ormai fatto qualche amico, altri ragazzi che lo invitavano nelle loro gloriose dimore sebbene lui non fosse in grado di ricambiare.

La sua abitazione era pulita ma piccola e l'Union District era un quartiere urbano degradato e con un alto tasso di criminalità. Isaac non aveva bisogno di chiedere per sapere che mai più i genitori dei suoi compagni avrebbero permesso loro di recarvisi. Di notte meditava sulle differenze tra le persone. Ricchi e poveri, pelle chiara e pelle scura. Rifletteva sulla criminalità, su che cosa spingeva le persone a fare cose brutte. C'era una giustizia nella vita?

Dio si occupava personalmente della vita di ciascuno? Certe volte pensava a sua madre. Anche lei conduceva una doppia vita? Forse un giorno ne avrebbero parlato. A quattordici anni sorrideva e parlava come uno studente della Burton, si era già messo alle spalle tutti i corsi di matematica del liceo, un intero biennio di biologia e uno di storia.

Quattro anni di liceo compressi in due. Fu al college che decise di diventare dottore e si iscrisse al corso di laurea in biologia, scegliendo matematica come materia di complemento. Laureatosi con lode a soli diciannove anni, fu accolto alla Keck School di medicina per il corso di specializzazione. I suoi genitori festeggiarono, ma Isaac non era sicuro. Altri quattro anni di studio senza un attimo di tregua. Dentro di sé sapeva di non essere abbastanza maturo per assumersi la responsabilità di altri esseri umani.

Chiese e ottenne una sospensione, un intervallo nel quale dedicarsi a qualcosa di più blando, di meno strutturato. Per Isaac significava un dottorato in epidemiologia e biostatistica. A ventun anni aveva ottenuto tutti i requisiti previsti e, forte di un master, aveva cominciato a lavorare alla sua tesi di specializzazione: Elementi discriminanti e predittivi di casi di omicidio risolti e irrisolti a Los Angeles dal al Mentre scriveva la sua tesi seduto in un angolo appartato della Doheny, la biblioteca dell'università, gli affollarono la mente i ricordi degli spari e delle grida e della salsa.

La sua scrivania sarebbe stata alla Hollywood Division, perché Gilbert Reyes era molto amico del vicecapo Randy Diaz, il nuovo soprintendente. Rimase invece con gli occhi fissi su un punto in lontananza mentre si masticava i baffoni neri come se stesse consumando una merenda. Quando Isaac ebbe finito, distese i baffi in un freddo sorriso.

Avrà da lei tutto quello che le serve. Nemmeno a trovarselo sotto gli occhi. Sulla sua scrivania c'era il foglio battuto a macchina da Isaac.

Finse disinvoltura. Petra lesse di nuovo il titolo. Come il titolo di un tema in classe. E perché no? Isaac aveva solo ventidue anni. Che cosa sapeva del mondo fuori della scuola? Sotto il titolo, una lista di sei omicidi, tutti perpetrati il 28 giugno, verso la mezzanotte. Sei in sei anni.

La reazione iniziale di Petra era stata un moto d'impazienza. Nell'ultimo decennio a Los Angeles c'erano stati annualmente un numero variabile di omicidi tra centottanta e seicento, con una media che negli ultimi anni si era attestata intorno ai duecentocinquanta.

Si stava parlando di un morto ammazzato ogni giorno e mezzo. A giornate in cui non accadeva nulla di particolare, se ne alternavano altre bagnate nel sangue. Considerata la canicola estiva, il 28 giugno era con tutta probabilità una data ad alto rischio. Tutto questo Petra disse a Isaac. Lui le porse la sua domanda con la prontezza di chi avesse già previsto l'obiezione.

È la qualità. Detective Connor. Quante volte lo aveva sollecitato a chiamarla per nome? Era un bravo ragazzo, ma non privo di una certa dose di ostinazione.

Per qualità intendo le proprietà intrinseche dei crimini, le Io mi sono laureata in belle arti. Ti ho chiesto di spiegarmi dei tuoi test statistici e lo hai fatto. Cercano di stabilire la probabilità che qualcosa avvenga per caso. Un modo per svolgere questa particolare analisi è confrontando determinati gruppi per rilevarne la distribuzione di È quello che ho fatto io. Ho confrontato il 28 giugno con tutti gli altri giorni dell'anno. Lei ha ragione nell'affermare che ci sono periodi in cui gli omicidi avvengono con maggiore frequenza, ma nessun'altra data presenta questo tipo di riscontro.

Anche gli effetti negativi del periodo estivo tendono a manifestarsi durante il fine settimana o le ferie. Questi sei casi cadono in giorni feriali e solo uno, il primo, ha avuto luogo in un weekend.

Il tè si era raffreddato ma lo bevve lo stesso. Che cos'altro? Un altro modo di vederla è esaminando semplicemente le probabilità di base intrinseche Cominciamo con l'arma prescelta, perché questo è un elemento di discrezionalità Risulta con evidenza che a Los Angeles si preferiscono le armi da fuoco. Ho esaminato gli omicidi di vent'anni e il settantatré per cento sono stati commessi con pistole, carabine o fucili.

Seguono armi od oggetti da taglio per circa il quindici per cento. I dati in possesso dell'FBI a livello nazionale sono analoghi. Sessantasette per cento per le armi da fuoco, quattordici per cento per quelle da taglio. Le morti violente per percosse corrispondono al sei per cento e per la parte restante c'è un po' di tutto.

Dunque il fatto che per gli omicidi del 28 giugno non siano state usate né armi da fuoco né da taglio è di per sé interessante. Altrettanto vale per la natura della ferita letale.


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